Svegliati e produci: perché il mito manageriale dell’alba penalizza i giovani talenti

C’è un dogma non scritto che aleggia da decenni nei corridoi delle aziende: chi si sveglia presto è un leader, chi rende meglio la sera è solo un pigro che ha fatto tardi la notte. Riunioni fissate alle 8:30 del mattino, manager orgogliosi di inviare e-mail all’alba e orari d’ufficio rigidi hanno plasmato un mondo del lavoro a misura di un solo profilo biologico: il mattiniero.

Ma siamo sicuri che questo modello funzioni ancora per tutti?

Uno studio globale sui cronotipi condotto da Herrmann International in collaborazione con ilCVperfetto su un campione massiccio di 1,5 milioni di lavoratori dimostra che l’organizzazione aziendale tradizionale soffre di un grave pregiudizio biologico. Costringere tutti a rendere al massimo alle nove del mattino, spiega lo studio, “è un po’ come ignorare che alcune persone siano mancine”. Si rischia così di perdere per strada i talenti più giovani, i creativi e le risorse più innovative.

L’Italia sul podio dei “mattinieri” (ma Singapore fa le ore piccole)

Il primo dato che salta all’occhio è di natura culturale e geografica. I ritmi biologici cambiano radicalmente a seconda di dove ci si trova nel mondo:

  • Il primato italiano: L’Italia è il Paese più mattiniero del mondo, con un +52% di lavoratori che dichiarano di dare il meglio nelle prime ore della giornata rispetto alla media globale (battendo persino stakanovisti storici come Danimarca e Svezia).

  • Il modello asiatico: Dall’altra parte del mondo, Singapore è la capitale dei “gufi notturni”, con il +45% della forza lavoro che tocca il picco di produttività in serata. Un trend simile si registra nelle Filippine (+39%) e in Brasile, dove i ritmi della vita sociale e lavorativa slittano naturalmente in avanti.

Per fare carriera bisogna per forza essere allodole?

Il dato più politico e sensibile della ricerca riguarda la correlazione tra cronotipo e avanzamento di carriera. C’è un gap generazionale e gerarchico evidentissimo: i lavoratori all’inizio del loro percorso (entry-level) hanno il 29% di probabilità in più rispetto alla media di essere produttivi nel pomeriggio o alla sera. Al contrario, chi occupa ruoli dirigenziali ha il 32% di probabilità in meno di appartenere a questa categoria.

In parole povere: chi è al vertice ha quasi il doppio delle probabilità di essere mattiniero rispetto a un giovane talento. Questo solleva un dubbio spontaneo: i manager diventano leader perché sono mattinieri, o il sistema seleziona e premia solo chi si adatta ai ritmi orari di chi sta sopra di loro? Il rischio di penalizzare i profili junior per una semplice sintonizzazione di orologi biologici è concreto.

La rivincita dei creativi dopo il tramonto

Non è solo una questione di età, ma di mansioni. Chi lavora con la testa, con le idee e con l’innovazione ha bisogno di dinamiche diverse rispetto a chi gestisce processi standardizzati. Lo studio mostra picchi di produttività pomeridiana e serale in settori specifici:

  • Arte e Design: +52%

  • Istruzione: +51%

  • Scrittura e Copywriting: +33%

  • Consulenza: +30%

Nelle professioni creative, le ore serali non sono un capriccio: sono il momento in cui si spengono le notifiche, si diradano le mail e si riesce finalmente a trovare la concentrazione continua per produrre valore.

La cultura digitale ha solo sollevato il velo

I mattinieri restano comunque la maggioranza della popolazione (circa il doppio rispetto ai profili serali), ma il punto non è fare una guerra tra fazioni. Come spiega Jasmine Escalera, esperta di carriere per ilCVperfetto: “La cultura digitale e lo smart working non hanno creato più persone notturne, hanno semplicemente reso visibili differenze che prima venivano represse in nome del badge da timbrare”.

Per le aziende, la sfida del futuro non è stravolgere i turni, ma applicare piccoli correttivi intelligenti: evitare riunioni cruciali troppo presto o troppo tardi, dare flessibilità sulle scadenze e giudicare i dipendenti per i risultati portati, non per l’orario in cui accendono la spia verde sulla chat aziendale.

Perché un talento che produce un’idea brillante alle dieci di sera vale esattamente quanto uno che la produce alle otto del mattino. Forse, è il momento di iniziare a valutarli allo stesso modo.

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