L’avv. Roberto Felline, già Sindaco di Melendugno, lancia un appello ai Consiglieri comunali: sospendete la decisione e date la parola ai cittadini

Roca bene comune: perché serve un referendum. Appello ai Consiglieri comunali: diamo la parola ai cittadini

Si parla molto in questi giorni della gestione dell’Area archeologica di Roca.

rocaL’Amministrazione, ignorando le proteste sollevate da più parti, tramite il Partenariato Speciale Pubblico Privato (PSPP) è intenzionata a esternalizzare il servizio pubblico affidandolo a una società privata.

Si tratta di una decisione estremamente dannosa, che sta maturando a colpi di maggioranza ed è forse ispirata da elementi esterni alle Istituzioni.

Tutti i consiglieri comunali dovrebbero fermarsi per riflettere con spirito democratico sul loro ruolo di rappresentanza, sospendere temporaneamente e in via cautelativa ogni decisione affrettata per dare la parola ai Cittadini!

Lo strumento c’è: il Referendum comunale, disciplinato da un Regolamento del 2008 (delibera C.C. n. 50 del 28.11.2008).

Se riterranno, come auspico, che questa sia l’occasione giusta per ascoltare i cittadini, il Referendum potrà tenersi in tempi brevissimi, entro 150 giorni, per decidere se mantenere la gestione pubblica di Roca o se affidarla ai privati per 30 anni

È sacrosanto restituire la parola ai Cittadini, a maggior ragione se l’Amministrazione Cisternino ha ottenuto il voto del popolo su un programma elettorale che prevede la gestione pubblica di Roca, tramite la costituzione di una Fondazione culturale di partecipazione, e adesso – smentendosi – intende cedere per 30 anni la gestione a un privato.

Una consultazione popolare, per una scelta condivisa, ponderata e responsabile, sarebbe un bell’esercizio di democrazia e potrebbe costituire la svolta per il futuro della nostra comunità!

Inadeguatezza del partenariato

Lo strumento del partenariato, verso cui sta andando l’Amministrazione Cisternino, è assolutamente inadeguato e costituisce un gravissimo errore politico e amministrativo. La precedente Amministrazione, quella di Marco Potì, ha avuto l’attenuante della novità, visto che il fenomeno è nato intorno al 2012 con l’esplosione dei social, che hanno fatto conoscere la Poesia e Roca Vecchia al mondo intero. Ha quindi agito con urgenza per tentare di regolamentare il fenomeno. Anche con la sua amministrazione sono stato fortemente critico, perché inizialmente ha concesso a un gestore esterno parte del servizio, riconoscendogli (solo) il 25 per cento degli introiti. Va però detto che ciò è stato fatto solo per due anni (quindi senza invadere le competenze “temporali” di una nuova amministrazione) e che dopo (nel 2022) ha chiaramente scelto la via della gestione pubblica con una istituenda fondazione.

Sono stato e sarò sempre contrario alla “commercializzazione” dell’area archeologica e soprattutto ad abbandonare questo importante servizio pubblico nelle mani di privati, per giunta esterni e quindi motivati non dall’appartenenza ma solo dal basso rischio d’impresa e dall’ingente guadagno.

Questa impostazione non può valere per un’area come quella di Roca, unica e preziosa ma delicatissima, e non vale in genere quando si parla di beni culturali, per i quali va perseguita prima la salvaguardia e la tutela, poi la valorizzazione, e mai lo sfruttamento.

In altri termini, entrambi gli strumenti – concessione e partenariato – scontano un vizio di partenza: l’affidamento forzato a un soggetto privato di un servizio pubblico. Un servizio pubblico è tale se persegue finalità pubbliche e viene gestito dalla pubblica amministrazione.

L’esternalizzazione è possibile solo se un’amministrazione dimostra di non avere i mezzi e le capacità per farlo direttamente.

Ad esempio, il partenariato sarebbe utile per il Castello Petraroli e per il Castello d’Amelj, beni culturali che hanno bisogno di un forte investimento iniziale per il recupero/acquisizione, la valorizzazione e la gestione.

Ma non è il caso di Roca vecchia, per la quale ci sono già a sufficienza risorse locali, finanziarie e umane, che vanno solo valorizzate.

Un contratto gratuito come sostiene qualcuno?

Ma poi, quale partenariato? La forma dice una cosa, ma il contenuto dice ben altro. Lo strumento del Partenariato, quello vero, è definito dalla legge come un contratto gratuito, che non prevede sacrifici né costi per l’amministrazione.

Qui siamo invece in presenza di un contratto oneroso e costosissimo per l’Amministrazione!

Se infatti prima si riconosceva ai privati soltanto il 25%, ora si cede addirittura il 75% degli incassi.

Questo, a fronte di una spesa di investimento per il privato che verrebbe ammortizzata in poco tempo, garantendo così entrate milionarie per 30 anni.

Dal conto economico previsionale allegato alla proposta, emergono infatti ricavi a favore del privato, solo per i primi 6 anni, pari a oltre 14 milioni di euro!

Ricavi che, oltretutto, riguardano solo parte delle entrate, quelle della biglietteria e del parcheggio interno al seminario.

Il Comune, infatti, non avrà nulla dalla gestione dei punti ristoro e dal marketing (gadget, souvenir, pubblicazioni, ecc.), i cui incassi milionari andranno a finire, in aggiunta ai primi, solo nelle tasche del partner privato.

Vi chiederete: dove sono previste nella proposta del privato le lucrose attività di ristoro? Basta evitare artifizi lessicali come “aree per la sosta e spazi multifunzionali, zona polivalente vicino la Poesia grande e una a ridosso della Poesia piccola…da attrezzare con elementi a servizio dei visitatori…”, e scoprirete che, con quello interno al seminario, potrebbero esserci almeno tre lucrosi punti ristoro. E le autorizzazioni? Con la firma dell’Accordo il Comune sarà costretto ad “autorizzare il Partner privato all’esercizio, di qualsivoglia attività e alla gestione, diretta o affidata a terzi, di servizi complementari anche di natura commerciale…”.

Va inoltre sottolineato che il gestore privato si accollerà solo la manutenzione ordinaria di quanto realizzato, mentre la straordinaria manutenzione resterà a carico delle casse comunali (tranne un piccolo importo fisso a carico del privato) a partire dal sesto anno e per l’intera durata del contratto.

In parole povere, il privato incasserà decine milioni di euro e il Comune dovrà per 25 anni spendere fior di soldi per tenere efficienti tutte le strutture dell’area archeologica (fabbricati, impianti idrici, elettrici, fognari, termici, pedane, percorsi, attrezzature, recinzioni, pannellistica, ecc.). Risultato? Il misero 25% lordo che sarà riversato dal privato al Comune non basterà per le costosissime manutenzioni straordinarie che si renderanno necessarie nel corso degli anni.

Anche la prevista ristrutturazione del seminario estivo (di proprietà della Curia) sarà di fatto a spese del Comune.

Attenzione, questa è la voce più grossa dell’investimento: 400.000 euro per la ristrutturazione di tutto il seminario, quindi di un bene non comunale, di cui solo il piano terra sarà al servizio dell’area archeologica; 50.000 euro per il parcheggio su suolo privato (per il quale si pagherà poi un canone annuo di 60.000 euro); 180.000 per spese tecniche. Totale: 630.000 euro per la ristrutturazione di un immobile che è e resterà di proprietà privata. 

E chi lo sa se non sarà l’occasione per sanare anche eventuali difformità edilizie altrimenti insanabili. Sul punto, spero che gli Uffici comunali siano vigili.

Addirittura, nella proposta è prevista a favore del privato proprietario una intollerabile esenzione nel pagamento degli oneri di urbanizzazione e degli altri tributi comunali. Continuando, a proposito dei milioni di euro che saranno incassati, chi li riscuoterà e come saranno contabilizzati? Il Comune li incasserà direttamente per poi stornare la generosa quota (75%) al privato gestore? O andranno direttamente sul c/c del privato, e in questo caso con quali garanzie di riscossione della quota (25%) spettante al Comune?

Anche qui, spero che gli Uffici comunali siano vigili.

E ancora, il biglietto costerà 5 euro a persona.

Inoltre, il Comune potrà disporre gratuitamente dell’area archeologica per proprie iniziative solo 10 volte all’anno. Dopo dovrà pagare…incredibile!

La proposta del privato che il Comune vorrebbe approvare è quindi costruita in danno della nostra comunità. Altro che gratuità!

In conclusione, col Partenariato si verificherà un trasferimento di ingenti risorse dal Comune ad un privato (un’impresa con sede in Lecce e con a capo, forse da sempre, un babbo e un figlio), addirittura per 30 anni. E al Comune cosa resterà? Una miseria… Si sta scherzando col fuoco!

Se fossi un consigliere comunale farei molta attenzione ad alzare la mano per votare la proposta: un domani, da semplice cittadino, dovrei difendermi a mie spese contro richieste milionarie di risarcimento del danno erariale, avanzate dalla procura della Corte dei conti.

La Via Pubblica per lo Sviluppo: La Fondazione Culturale di Partecipazione Per passare dalla critica alla proposta, per il Comune ci sono altre vie e altre possibilità per non sbagliare e non fare un danno irreversibile a tutta la comunità.

Ad esempio, si può ricorrere alle forme di gestione dei servizi culturali, tutte molto pertinenti, previste dal Testo Unico degli Enti Locali: tra esse l’Istituzione o l’Azienda speciale.

Per mantenere il governo e il controllo in mano pubblica, senza fare regali a privati, e per valorizzare tutti i nostri beni culturali (anche quelli diversi dall’area archeologica, che non vanno esclusi ma messi a sistema), ritengo che si debba guardare soprattutto alla Fondazione Culturale di Partecipazione.

Di Fondazione comunale si iniziò a parlare nel 2007, in occasione di un convegno su Roca, organizzato dall’Ass. Gino Santo. L’idea fu molto apprezzata dal Presidente della Provincia Pellegrino e dal Prof. Pagliara. Successivamente, la proposta di costituzione della Fondazione fu inserita nel mio programma politico-amministrativo del 2009. Nel 2010 il Sindaco Vittorio Potì, apprezzando l’ordine del giorno proposto dal gruppo di minoranza, incaricò l’Amministrazione e in particolare l’assessore alla Cultura di studiare e formulare proposte in tal senso entro 15 mesi.

Anche il Sindaco Marco Potì inserì nel suo programma la Fondazione di partecipazione e la sua Giunta, nel 2022, approvava una delibera di avvio del procedimento per la costituzione della Fondazione.

Per arrivare ad oggi, non ci crederete ma anche il sindaco Cisternino ha chiesto il voto agli elettori su un programma amministrativo che prevede la costituzione della Fondazione comunale come migliore strumento per la tutela e la valorizzazione ai fini turistico-culturali dell’area archeologica di Roca…

La Fondazione è il Comune

Si potrebbe obiettare che anche la Fondazione è un ente esterno al Comune, e che quindi il Comune verrebbe privato della gestione e degli incassi di Roca.

Ma questo è falso, ed è vero il contrario.

Lo strumento della Fondazione culturale di partecipazione è un istituto di diritto pubblico previsto dal Tuel il quale, all’art. 113 bis, intitolato “Gestione dei servizi pubblici locali”, dispone espressamente:

Gli enti locali possono procedere all’affidamento diretto dei servizi culturalia fondazioni da loro costituite”.

In sostanza, quindi, la Fondazione è pubblica e comunale, perché è costituita dallo stesso Comune, perché può avere la gestione diretta del servizio culturale (la gestione di Roca) e perché avrebbe sede nel nostro Municipio o, meglio ancora, nei nostri due Castelli di Melendugno e Borgagne, recuperati e valorizzati con le ingenti risorse provenienti proprio dalla gestione diretta.

Una Fondazione di Partecipazione, che coinvolga cittadini, associazioni, imprese e tutti coloro che vogliono bene a Roca e conoscono la storia di questo lembo di terra. Uno strumento che può rafforzare il senso di appartenenza alla comunità, non solo in nome della valorizzazione turistico-culturale del sito archeologico, ma anche in nome delle secolari relazioni tra tutti coloro che appartengono all’area rocana, accomunati da cultura, storia, comuni tradizioni laiche (come, ad esempio, la Tragedia di Roca) e religiose (pellegrinaggi e riti legati al culto della Madonna di Roca).

Partecipazione quindi non solo delle Istituzioni, ma anche della stessa Curia (che potrebbe mettere alcune aree a disposizione del Comune, e quindi della Fondazione comunale); delle associazioni (culturali, sportive, di volontariato); degli imprenditori locali, specie le strutture turistico-ricettive.

Uno strumento inclusivo e democratico (di partecipazione, appunto), che possa prevedere negli organi di gestione (cda), di indirizzo (comitato tecnico-scientifico) e di controllo/garanzia (probiviri e revisori), anche una rappresentanza della minoranza consiliare.

Uno strumento per dare lavoro qualificato e far crescere i nostri giovani, per creare professionisti nel campo del marketing territoriale, della gestione dei beni culturali, dell’accoglienza turistica.

Con la gestione data a una impresa privata tutto ciò non potrà mai essere, e i nostri giovani non potranno che aspirare a posticini stagionali, precari e di basso profilo professionale.

Roca, in definitiva, è un dono della storia e della natura.

Noi melendugnesi dobbiamo però meritare questo dono, adottando politiche che coniugano tutela e valorizzazione dei nostri beni culturali e ambientali con lo sviluppo economico e occupazionale, evitando scelte azzardate o salti nel buio della durata trentennale.

La sfida è riuscire a dimostrare che “con la cultura si mangia”.

Ma se non si cambia rotta, mi dispiace dirlo, da oggi e per i prossimi trent’anni a Roca “mangeranno” molto i privati, e pochissimo la comunità melendugnese.

avv. Roberto Felline, già Sindaco di Melendugno

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