Il 9 marzo scorso ho contestato Beppe Grillo e la sua creatura. Mi son liberato di un peso

    Sabato 9 marzo 2019 ho partecipato insieme ad una cinquantina di persone, tra ex-attivisti e NOtap, alla manifestazione di contestazione contro Beppe Grillo a Lecce. Ci sono andato per compiere la mia catarsi. Non accedo al mio profilo del movimento da oltre un anno e da qualche mese la Casaleggio Associati, in nome e per conto del Movimento 5 Stelle e del suo capo politico, Luigi Di Maio, mi invita ad accedervi perché altrimenti perderà un iscritto, un utente.

    Ho creduto nel Movimento 5 Stelle, ho creduto nei suoi ideali, nei suoi valori, nelle sue stelle e soprattutto nelle sue battaglie. A molte di quelle battaglie ho dato la mia adesione, ho sostenuto il movimento con tutto me stesso togliendo tempo al mio lavoro, pagando di tasca mia le spese necessarie. Ho tolto tempo alla mia famiglia, litigando con essa perché, loro, vedevano nel movimento cose che io, accecato dalla fede, non vedevo.

    Mi sono iscritto al Movimento 5 stelle agli inizi del 2012. Ad aprile dello stesso anno era uno dei tanti in piazza Sant’Oronzo ad ascoltare il nostro capo politico, il comico prestato alla politica che ci urlava che c’era ancora speranza, che questo paese poteva ancora cambiare, che non tutto era perduto. Dal palco ha detto esattamente ciò che volevamo sentire, quello che io volevo sentire: la consapevolezza che ormai tutti partiti sono tutti uguali e l’unica speranza era votare il Movimento 5 Stelle.

    Nel 2013 si tennero le elezioni politiche, tanti cittadini, prestati alla politica, entrarono nelle istituzioni per cambiarle dal basso, per aprire il Parlamento con l’apriscatole. Ancora non sapevo che per essere eletti a quell’alta carica quegli stessi personaggi avevano stretto accordi, patti segreti, con il gruppo di Bari. Non diedi retta, subito, a certe maldicenze, forse dettate da invidia, in seguito vidi le schermate delle chat segrete su Facebook. Sembrava la vecchia politica ammantata di tecnologia. E poi vennero le altre tornate elettorali e altre chat, altri segreti e accordi.

    Nel luglio 2013 organizzai a San Foca, insieme ad altri attivisti leccesi, il primo banchetto informativo sul gasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline) e poco più avanti, a San Basilio, i portavoce leccesi (Barbara Lezzi in testa) con altri attivisti organizzarono, invece, un flash mob. Io facevo la spola tra San Foca e San Basilio. A Barbara Lezzi furono consegnate le prime “carte” che riguardavano il gasdotto, lei promise di leggerle e non fu la prima volta che prometteva di leggere gli stessi faldoni. Fu quel giorno di luglio che mi accorsi che c’era qualcosa che non andava, quando Barbara, su mia insistenza venne presso il banchetto a San Foca e non fu contenta di vedere chi c’era con me. A pochi mesi dalle elezioni il movimento locale si era già sfaldato, non tutto era rose e fiori, gli attivisti, tutti, non si tenevano per mano e non erano pronti ad immolarsi per la causa. C’erano malumori, invidie, cattiverie, ingiurie, denunce, ecc. Gli attivisti stessi che mi avevano supportato per creare il banchetto informativo furono accusati dalla portavoce Lezzi di pensare solo al denaro sol perché avevano avuto l’ardire di mettere un salvadanaio per raccogliere qualche euro per autofinanziamento. Furono pubblicamente scherniti i giorni seguenti, denunciati sui social e forse qualcuno pensò di interessare le autorità competenti. E di queste piccole e grandi scaramucce in questi anni ne ho viste tante. Ho avuto l’infausta idea di ricoprire il ruolo di portavoce locale, una sorta di segretario di partito anche se nel movimento, a parole e per finta, uno valeva uno. Meetup che litigavano tra di loro, io stesso ne sono stato ingenuamente coinvolto, portavoce che invece di creare unità prendevano le parti di questo o quell’attivista, senatrici che sostenevano la creazione di altri meetup nello stesso piccolo paesello invece di cercare unità per la creazione di un’unica lista 5 Stelle.

    Nel 2014 ebbi da Diego De Lorenzis l’infausto incarico di creare l’evento e la logistica per accogliere a Melendugno i parlamentari sospesi dalla Camera quando rumoreggiarono contro la ratifica del gasdotto TAP, l’opera che deve trasportare il gas dall’Azerbaijan in Europa. Zero collaborazione, Diego è uno che risponde poco al telefono utilizza solo whatsApp, ma solo quando vuole lui. Fu all’epoca che conobbi Alessandro Di Battista, il “Che de noantri” un ragazzo “semplice”. Alessandro mi fece correggere alcuni post prima che questi venissero pubblicati sul suo profilo Facebook. Nel 2015 venne lo stesso Beppe Grillo a casa mia e a Melendugno per promettere battaglia contro il gasdotto. In quell’occasione l’attuale ministro per il Sud si “vendette” gli accessi per andare a cena con l’ex-comico: chi era fedele a lei potè accedere, gli altri niente.

    E poi tanti episodi, tante piccole e grandi sbavature e ti fai un’idea di ciò che stai difendendo. Nel 2016 scrissi una lettera a Beppe Grillo elencando tutte le storture, le stranezze, tutto ciò che non andava nel movimento locale e nei portavoce leccesi, ma sfortunatamente non sapevo a quale mail indirizzare la lettera. Il mitico “Staff” non esisteva, lo scoprii dopo.

    In sei anni di attività nel movimento 5 stelle, ho subito le ire dei vari portavoce: Barbara Lezzi che mi sconfessò affermando come a Melendugno non esistesse nessun meetup 5 stelle, Daniela Donno prima mi invitò a visitare il Senato a Roma poi quel giorno sparì, facendosi vedere così indaffarata, così presa dalle cose romane, poi nel 2017 organizzò un processo interno per coprire le sue colpe, i suoi sotterfugi, la sua ricerca della divisione ad ogni costo. Diego De Lorenzis mi minacciò che mi avrebbe denunciato se fossi apparso in un’intervista perché non rappresentavo nessuno.

    Beppe Grillo nel comizio di Lecce del 2012 affermò che tutti i partiti sono uguali. Dopo sei anni posso dire con certezza che il Movimento 5 stelle e i suoi rappresentati sono peggiori degli altri.

    Francesco Cappello


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