colpiscine uno per educarne cento

“Colpiscine uno per educarne cento”. Giustizia è fatta nella colonia

Colpiscine uno per educarne cento, proprio come il motto delle Brigate Rosse. In questo caso colpiscine 67 per educare un’intera popolazione e far capire loro che chi osa protestare contro le multinazionali, che devastano i territori, non solo la sua voce si perderà nel deserto, ma rischia anche di trovarsi con la fedina penale macchiata e qualche anno da scontare sul groppone. E’ quanto hanno scoperto gli attivisti NoTap condannati, a nostro modo di vedere, ma non siamo né giudici né avvocati, a pene che fanno rabbrividire. Pene da terzo mondo quale noi siamo, pene coloniali che dovrebbero solo farci riflettere che non siamo in una democrazia, da tempo ormai. E forse non lo siamo mai stati.

Sessantasette persone che hanno sentito dentro di loro il sacro fuoco della protesta e che, come tali, si sono attivati per far sentire la propria voce, per difendere un territorio sfregiato da una multinazionale e che dopo quattro anni si son visti condannare da quella giustizia in cui essi stessi credevano. E’ come se fossero andati ad una partita di pallone, in uno stadio, e avessero urlato contro i giocatori dell’altra squadra. E si sa che nella concitazione del momento qualche parola non proprio “dolce” scappa. O qualche gestaccio viene compiuto. E l’arbitro, permaloso, invece di far proseguire il gioco interrompe la partita, la fa vincere a tavolino, assegnando la vittoria agli avversari e espellendo i tifosi perché troppo esagitati e violente.

In quei giorni di marzo 2017 noi eravamo lì, insieme alla maggioranza di quei 67 condannati e possiamo affermare che violenze vi sono state da ambo i lati, da chi doveva controllare a chi proteggeva una multinazionale, con la scusa dell’ordine pubblico. Le scene davanti ai nostri occhi non sono state proprio edificanti. Proprio come una colonia, da calpestare, da rivoltare e soprattutto da punire. Colpirne uno per educarne cento, perché la prossima volta che ci sarà una qualsiasi protesta con le squadre, in tenuta antisommossa, il popolino si guarderà bene dall’alzare il culo dalla sedia per protestare e condividerà lo scempio su internet perché almeno lì, nel mondo virtuale, non si rischia di prenderle e di farsi pure condannare.

Francesco Cappello

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