Portaerei americana porterà il nome di un cuoco afroamericano

    La portaerei è da sempre il simbolo del potere americano: 90mila tonnellate di diplomazia. Da sempre le portaerei prendono il nome degli ammiragli e dei presidenti defunti: Washington, Lincoln, Roosevelt, Reagan, Truman, Eisenhower, Bush, Ford, Kennedy. Questa tradizione è stata rispettata fino a quando il segretario della Marina, Thomas Modly, dell’amministrazione Donald Trump, ha rotto la tradizione e ha ordinato che la prossima portaerei porti il nome di un cuoco di terza classe, afroamericano, morto nel 1943.

    La prossima portaerei americana che entrerà in servizio tra sette o otto anni e che rimarrà in servizio per almeno 50 anni si chiamerà Doris Miller, nipote di schiavi neri e figlio di mezzadri e che si distinse durante l’attacco giapponese a Pearl Harbor.

    Doris Miller nacque a Waco, in Texas, nel 1919 e la madre pensando di aspettare una femmina non scelse un nome da dare ad un maschietto.

    Waco nei primi anni venti era l’America del segregazionismo e non c’erano opportunità economiche per un giovane uomo di colore. Nel settembre 1939 Doris si arruolò in Marina. Anche la Marina, come la società americana, considerava gli uomini di colore solo come uomini di fatica, poco intelligenti e adatti a lavori manuali e quindi il ruolo, ovvio, per Doris Miller fu quello di aiuto cuoco e addetto al bucato degli ufficiali bianchi. Era incaricato inoltre di lucidare le loro scarpe e a servirli.

    La domenica mattina del 7 dicembre 1941 Miller aveva appena finito di ritirare il bucato quando suonò l’allarme per l’attacco aereo. Il cuoco di colore si diresse verso il posto di combattimento a lui assegnato, un magazzino munizioni della West Virginia. La società segregazionista americana non permetteva ai neri di usare le armi o di avvicinarsi ad esse e in quei momenti concitati a Doris Miller fu ordinato di evacuare il comandante, ferito a morte, della corazzata colpita da nove siluri giapponesi.

     

    Mentre l’attacco aereo continuava, contro tutte le regole e senza nessun addestramento, Miller mise mano ad una mitragliatrice antiaerea Browning di calibro 50 e sparò contro gli aerei giapponesi. Svuotò un intero caricatore, colpì anche un aereo nipponico e in più aiutò a portare in salvo i marinai feriti. Ci hanno raccontato che Doris Miller, impersonato da Cuba Gooding Jr., nel film Pear Harbor del 2001, fu insignito subito dopo l’attacco della Croce della Marina, Navy Cross, la più alta onorificenza della Marina statunitense ma non fu così. Il nome di Doris Miller rimase ignoto e nei loro rapporti, gli alti ufficiali della Marina, lo definirono un “ignoto marinaio negro”.

    Quattro mesi dopo, il Corriere di Pittsburgh, il principale quotidiano afroamericano del tempo, pubblicò finalmente il nome del marinaio e la Marina, riluttante, fu costretta a recapitargli una lettera di encomio.

    Fu l’intervento del presidente Franklin D. Roosevelt che obbligò i vertici della Marina ad insignire Doris Miller della Croce della Marina e fu l’ammiraglio Chester Nimitz, 1942, ad appuntargliela sul petto. Era la prima volta che un “negro” riceveva una tale onorificenza e che uno della sua razza riceveva un così alto onore, disse Nimitz durante la cerimonia.

    Roosevelt aveva capito che avere un eroe nero poteva incoraggiare altri uomini di colore a sostenere lo sforzo bellico della Marina e arruolarsi nelle varie branche di terra, di mare e di aria.

    Doris Miller morì durante un attacco aereo giapponese nel 1943, nonostante tutto era stato assegnato di nuovo in cucina a lui è stata dedicata anche una fregata entrata in servizio il 30 giugno 1973.

     

    Francesco Cappello


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