paolo rizzo

Questo pomeriggio si inaugura statua al Maestro Paolo Rizzo. Un ricordo di chi lo ha conosciuto

In occasione del secondo anniversario della sua scomparsa questo pomeriggio, a Borgagne, alle 16.30, in via De Amicis, si inaugurerà il “regalo” della comunità ad un suo figlio, una statua a Paolo Rizzo, il Maestro. Paolo ci ha lasciato, dopo aver lottato come un leone, com’era nel suo carattere, contro una terribile malattia. L’idea della statua è venuta a due suoi amici, Franco D’Amico e Amerigo Califati, che hanno raccolto i fondi e dato mandato ad un ex allievo di Paolo, Luigi Nocco, di creare una statua che rappresentasse il maestro Rizzo.

Chiedo a mio padre qualche ricordo dei suoi tempi da emigrante. Loro sono stati insieme a Zurigo e sono tornati quasi insieme a Borgagne

Cosa ricordi di Paolo?

«Ricordo quando arrivò a Zurigo. Andai a prenderlo io in stazione. In realtà fu suo fratello Fernando a coinvolgermi. Mi disse, oggi arriva mio fratello andiamo a prenderlo? Eravamo molto giovani all’epoca, poco meno che ventenni. Appena sceso dal treno mi ritrovai Paolo di fronte che mi abbracciò forte. A Paolo mancava già il suo paese che amava tanto»

E cosa facevate a Zurigo?

«Con Paolo abbiamo lavorato parecchi anni nella stessa ditta, si chiamava Shell, anche se in reparti diversi. Quando c’era bisogno di qualcosa nel mio reparto era Paolo che si presentava e lo faceva sempre con il sorriso. Era sempre disponibile. La cosa divertente era il fatto che eravamo in sei di Borgagne (Leonardo Vergari il più anziano, Antonio Trovè, Antonio Luperto, Fernando, il fratello, Paolo e io, Carmine Cappello). Ricordo che tutte le mattine Leonardo e Antonio si “Tizzunisciavane” per incomprensioni legate al loro carattere, così diverso, e non mancava giorno che non litigassero. Io e Paolo assistevamo, divertiti, a questi battibecchi. Loro erano più anziani di noi e ci trattavano come figli».

Come ha fatto Paolo ad appassionarsi al judo?

«Non so come sia successo, ma per caso era capitato in una palestra, a Zurigo, dove si praticava lo judo, ne era rimasto colpito. Noi ne avevamo parlato tante volte e volevamo imparare un mestiere. Lui decise che sarebbe diventato un maestro nella sua disciplina. Io iniziai una scuola per parrucchieri. Ogni tanto, soprattutto di domenica, lui iniziò a partecipare a delle gare e il giorno dopo ci raccontava di aver vinto. Era entusiasta di ciò che stava apprendendo e del valore dello sport».

Sul finire degli anni ’70 Paolo tornò in Italia e fondò, nel 1977, la Judo Nippon che tanto bene ha fatto all’intero territorio salentino formando tante generazioni avvicinandole alla disciplina sportiva.

Grazie Maestro.

Francesco Cappello

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