Mancanza di vera imprenditoria locale? Di chi la colpa

Popper avrebbe parlato del metodo per “Prove ed Errori”. Si affronta un problema, si propone una soluzione e se si sbaglia, si ricomincia riconoscendo innanzitutto gli errori fatti e tentando nuove soluzioni. Queste doti, però, sembra, non appartengano al mondo di chi fa politica, il politico ama autoassolversi con grande facilità.

Così a volte capita, capita di sentirsi come in una “pièce” di Ionesco e vivere l’assurdo come realtà. Lo spunto alla mia riflessione nasce dalla lettura dell’articolo pubblicato su melendugno.net il 13 luglio scorso. La presa di posizione è forte, la denuncia dello stato delle cose vera e l’analisi della situazione del nostro turismo, sebbene non completa, ha una qualche validità.

La chiarezza della tesi è immediata, seppur grammaticalmente scorretta (ma su fb ci sta). Come non essere d’accordo con siffatta argomentazione: «bisogna garantire manifestazioni culturali, artistiche [e] musicali. É l’unico modo per garantire il futuro alle nostre attività produttive. Il Salento non è solo il mare e le spiagge ma anche altro». A questo punto però uno si aspetta che si tirino le somme, si agisca, si prenda posizione di fronte a chi ha il compito di facilitare lo sviluppo del turismo, ma non succede nulla. Più semplicemente c’è una vaga accusa all’imprenditoria locale.

Magari è stato solo lo sfogo di un attimo, un momento di sano dubitare, conseguenza inevitabile di fronte allo stato catastrofico del turismo sul mio territorio, il comune di Melendugno; a tal proposito illuminante è il servizio su Torre dell’Orso mandato in onda il 18 luglio 2012 su tgnorba24 delle 13. Ma di quest’articolo due cose colpiscono e lasciano un senso di smarrimento ed estraniamento in chi legge.
La prima è la mancanza di un soggetto vero al quale lo sfogo è diretto. Far ricadere la responsabilità su una generica e mal individuata “imprenditoria locale” lascia stupiti. Uno si chiede immediatamente cosa sarà mai questa “imprenditoria locale” che si muove da sola senza scopo alcuno se non il suo interesse personale, senza controllo alcuno se non il suo tornaconto privato e senza legge alcuna se non il profitto individuale. Sarà forse un mostro mitologico che vive su un territorio da spremere, spolpare ed esaurire, o magari un “conquistador” senza esitazioni in un territorio privo di una legge da rispettare.

Ma se davvero così fosse, la “politica locale” con la P maiuscola dov’è? Non dovrebbe essere lei a difenderci dall’assalto al fortino di “speculatori” e “imprenditori locali” senza scrupoli? Non dovrebbe essere lei a dare indirizzo alle forme di sviluppo di un territorio, progettando un futuro per la comunità nostrana, proponendo le occasioni e individuando i limiti allo sfruttamento territoriale?
Troppe facile l’atto di auto-assolvimento della “politica locale” che sposta l’attenzione e le responsabilità su una male interpretata “imprenditoria locale”. Infatti, sarebbe veramente molto interessante dibattere su cosa sia da intendere innanzitutto per “imprenditoria”, poi discernere come e quanta di essa sfrutti veramente senza ritorno il territorio e infine quale vada intesa come effettivamente“locale”. A dire il vero tutto ciò dovrebbe essere alla base di ogni buona pianificazione per lo sviluppo di una regione.

La seconda è strettamente connessa alla prima. Negli ultimi vent’anni il mio comune è stato governato da maggioranze costruite intorno ad alleanze di più gruppi politici, questo ha dato la possibilità agli amministratori di mestiere di autoassolversi individuando nel semplicistico “escamotage” dell’ostruzionismo dell’alleato, vero o presunto che fosse, un modo per sottrarsi alle proprie responsabilità. Ciò determinava un continuo rimpallo di accuse incrociate sul sostanziale immobilismo che domina da sempre questa terra. Ma oggi la guida del comune è monocolore e addebitare ad alleati incoerenti l’incapacità di agire in profondità sul tessuto della nostra zona con scelte nette, chiare, e coraggiose non è più possibile, quindi non si può che guardare con imbarazzante incredulità al tentativo di addebitare le cause di una stagione turistica fin qua fallimentare all’ “imprenditoria locale”.

È bene che la politica nostrana inizi ad assumersi le sue responsabilità, si faccia carico delle decisioni da prendere, non si nasconda dietro alibi e scuse e ponga in atto finalmente un serio piano di intervento che miri a risollevare il turismo delle nostre marine, attraverso, innanzitutto, un reale recupero del territorio troppo spesso abbandonato a se stesso.

Gaetano Nocco

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