La settimana scorsa sono entrato nella zona rossa nel cantiere TAP a San Foca

Cronaca della mia visita alla zona rossa a San Basilio a ridosso del cantiere TAP a San Foca di Melendugno

La settimana scorsa sono entrato nella zona rossa. L’ho fatto grazie alla complicità di un proprietario di un oliveto interessato dall’ordinanza prefettizia. Siamo andati insieme per vedere lo stato dei luoghi.  Non sapevamo se ci avrebbero fatto passare ma dopo una serie di innumerevoli controlli nei confronti della sua sola identità ci hanno permesso di entrare. A me non mi hanno controllato, non mi hanno chiesto nemmeno i documenti. Mi hanno solo guardato. In questo modo, sig, Prefetto Claudio Palomba, ho violato la sua ordinanza del 12 novembre scorso? In realtà non mi ha lasciato altra scelta. Sto ancora provando ad entrare in modo “normale” cercando di farmi autorizzare un pass, ho inviato una PEC ma la solerte funzionaria al telefono mi ha già detto “poi si vedrà!” mentre la società del gasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline) non autorizza alcun passaggio sicuro attraverso la zona rossa senza autorizzazione dell’ufficio di Gabinetto della questura di Lecce. La zona rossa è quella porzione di territorio interdetta a tutti fuorchè ai proprietari e frontisti, come lei Sig. Prefetto ha più volte rimarcato nella sua disposizione.

La zona rossa è quella porzione di territorio richiesta da un multinazionale straniera TAP, appunto, e che lei si è affrettato ad accontentare. E’ vero, magari a lei, TAP rappresenta più un problema, che un’opportunità di carriera e purtroppo gli ordini da Roma vanno rispettati. La zona rossa è quel territorio a ridosso dell’area di cantiere che trasforma tutto, le persone, le cose e stravolge le particelle e i fogli delle mappe. Dal 13 novembre niente è più lo stesso e passando tra i posti di guardia formati da poveri diavoli in divisa, trasformati in mastini prefettizi, me ne sono reso conto io stesso. Un silenzio irreale, gli uomini al lavoro, tanti accenti, tanta volontà di stravolgerlo, questo territorio, nonostante il funzionario Michele Elia, country manager del Trans Adriatic Pipeline continui a rassicurare tutti che nulla cambierà e che tutto tornerà come prima, anche le pietre dei tanti muretti a secco che avete spazzato via con un colpo di ruspa.

No, invece, sig. Prefetto, nessuno può tornare indietro, Lei, io, gli agenti che ha messo come cani da guardia ai cancelli e che controllano i documenti a questa popolazione che si ritrova ad essere calpestata da un regio decreto del 1931. Con la scusa dell’ordine e della sicurezza pubblica lei, Sig. Prefetto, ha tracciato una linea, e poi non contento ne ha tracciata un’altra, comminando un DASPO ad un ragazzo di vent’anni reo di aver tentato di intralciare il lavoro del nemico, di un ingegnere al servizio del tanto odiato gasdotto, magari avrà sicuramente sbagliato Riccardo, ma se fosse stato figlio suo non lo avrebbe incoraggiato a continuare ad andare avanti perché la propria terra va difesa e non ceduta alla prima multinazionale del gas che si presenta nel suo ufficio? Sono entrato nella zona rossa, signor Prefetto, ho visto i cancelli, otto ne avete installati, sembra una zona di guerra, ogni mio movimento, nonostante sia entrato con un proprietario è stato soppesato e ho agito con le dovute cautele per poi uscire, indenne, dalla zona rossa.

Avete anche sconfinato, nella zona rossa, avete divelto la rete, arrugginita, del fitodepuratore di proprietà dell’acquedotto Pugliese, e a loro, alla Regione Puglia, certamente non importerà ma a voi farà capire che le foto scattate sono mie e non datemi da qualche carabiniere o poliziotto infedele che per circa 20 euro al giorno in più prende freddo e umido per assicurare un presente più dignitoso alla sua famiglia.
Tap (Trans Adriatic Pipeline) è la multinazionale svizzera che trasporterà il gas dall’Azerbajan in Europa e che farà dell’Italia un hub del gas, una mera zona di passaggio di gas e gasdotti. Ha promesso posti di lavoro a tutti e offre 55 milioni di euro in compensazioni per calmare gli animi e comprare il consenso. La zona rossa è come detto una zona interdetta al traffico veicolare e pedonale interessata da un’ordinanza prefettizia che si rifà ad un Regio decreto del 1931, di stampo fascista. Solo chi è autorizzato può passare, gli altri, compresa la stampa non può vedere cosa succede né può documentare la prosecuzione dei lavori e deve per forza fidarsi di ciò che dirama la multinazionale. Io? Sono un giornalista salentino.

Francesco Cappello

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