"Messaggio ricevuto". Con licenza GFDL con disclaimer tramite Wikipedia - https://it.wikipedia.org/wiki/File:Messaggio_ricevuto.jpg#/media/File:Messaggio_ricevuto.jpg

In principio furono solo 140 caratteri. Ora che non abbiamo più problemi di spazio gli errori si moltiplicano

24 giugno 2015 – Lo so già questo articolo non piacerà. Ma sono costretto a farlo, ormai ne è ho un bisogno impellente, soprattutto dopo i fatti, le frasi, lette stamane sui soliti social network, Facebook in testa. "Messaggio ricevuto". Con licenza GFDL con disclaimer tramite Wikipedia - https://it.wikipedia.org/wiki/File:Messaggio_ricevuto.jpg#/media/File:Messaggio_ricevuto.jpgAl principio furono solo 140 caratteri e da lì che è iniziato lo scempio, e da lì che abbiamo creato poemi sulla tastiera del nostro vetusto cellulare. Un solo SMS (Short Message Service) poteva contenere tutto, bastava togliere il superfluo, tanto il discorso si capiva ugualmente. Per fare un esempio, l’avverbio “comunque” divenne “cmq”. Obiettivo era risparmiare spazio. Poi arrivò la possibilità di accorpare gli sms ma il danno ormai era fatto, anche se gli sms viaggiavano tutti insieme, senza perdere nessuna parte per strada, le abbreviazioni, le frasi senza vocali che sembravano dei codici fiscali ormai erano consolidate e si sono rinforzate ancora di più con gli smartphone e le varie applicazioni tipo whatsapp, telegram e chi più ne ha più ne metta. Ormai non passa minuto che non stiamo lì a digitare sul nostra tastiera del nostro dispositivo, mobile o PC da tavolo o notebook. Ma questa smania nel risparmiare spazio ha creato dei mostri che non sanno scrivere che confondono i verbi con le congiunzioni, tanto c’è sempre la scusa del T9 o della tastiera estesa che va bene per qualsiasi occasione. Ed ecco comparire certi obbrobri: “Lo scoperto stamane”. E’ vero che in questo modo si risparmiano due caratteri e per il principio descritto all’inizio quando ce n’erano solo 140 il risparmio è divenuto una condizione necessaria, ma dimenticare le più elementari regole di grammatica è tutt’altra cosa.

Francesco Cappello

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