IBM in un pugno di atomi salverà i tuoi dati

(16 gennaio 2012) ROMA – In principio fu Valdemar Poulsen che con il suo Telegraphone permise la registrazione della voce dell’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria, Franz nella finzione televisiva. Oggi, 2012, è IBM a dominare il campo dei supporti di memorizzazione annunciando di aver salvato un singolo bit in “soli” 12 atomi magnetici.
Basti pensare che uno dei nostri hard disk, montati sui nostri computer da tavolo o nei notebook, è composto da milioni di atomi magnetici dove sono memorizzati solo pochi bit di informazione. La scoperta, compiuta dai ricercatori IBM, potrebbe portare a una nuova classe di chip di memoria che renderebbe ancora più piccoli, i computer senza contare che la miniaturizzazione porterebbe un beneficio anche nel risparmio dell’energia per alimentari questi dispositivi del futuro.
I risultati della scoperta sono stati riportati sulla rivista Science giovedì scorso. Fino ad ora, i più avanzati sistemi di memorizzazione magnetici avuto bisogno di circa 1 milione di atomi digitali per memorizzare 1 (uno) e 0 (zero), il linguaggio che compone l’informatica. Il nuovo traguardo è il risultato di una gara internazionale tra due laboratori di ricerca di fisica per esplorare le proprietà dei materiali magnetici su scala molto più piccola. Lo scorso maggio un gruppo di ricerca presso l’Istituto di Fisica Applicata dell’Università di Amburgo, in Germania, aveva riferito sulla capacità di eseguire operazioni logiche a livello atomico. Il team guidato da Andreas Heinrich, presso l’IBM Almaden Research Center di San Jose, California, ha creato la più piccola unità possibile di memorizzazione magnetica mettendo due file di sei atomi di ferro su una superficie di atomi di nitrito di rame, creando una struttura ferromagnetica.
Sono ormai lontani i tempi dell’ingegnere danese, Valdemar Poulsen, che nel 1899 aveva creato il suo Telegraphone aprendo, di fatto, la strada a dei dispositivi che sfruttando appieno le testine magnetiche, nel 1935 avevano dato vita al magnetofono. Nel 1953 fu la stessa IBM a presentare il primo disco fisso magnetico e ancora fu di nuovo IBM che nel 2001 rese più piccoli i supporti magnetici rendendo la densità maggiore di cinque volte. Undici anni dopo è di nuovo IBM che inventa i supporti nano-tecnologici per tenere al sicuro i nostri dati in un futuro prossimo.

Francesco Cappello

 

Fonte: QI

Lasciaci un commento