Cronaca di una passeggiata a San Foca e di come si viene identificati dalle forze dell’ordine

Dal 13 novembre 2017 si sentono tante storie riguardo la zona rossa di San Foca, dove insiste il cantiere TAP (Trans Adriatic Pipeline).

Ieri, addirittura, una giornalista di Telerama non ha potuto accompagnare una signora che abita nella zona rossa che le aveva offerto un semplice e innocuo caffè. Oggi, 23 novembre 2017 abbiamo voluto appurare di persona alcune voci. E’ vero che gli uomini addetti all’ordine pubblico in località San Basilio ti guardano male e si mettono sul chi vive nel momento in cui gli passi accanto con l’auto rispettando i limiti di velocità imposti? Abbiamo appurato come effettivamente vi siano due pattuglie sulla litoranea a guardia dei varchi che entrano nella pineta e che io stesso a marzo e aprile scorso ho utilizzato più volte per aggirare i primi posti di blocco. E fin qui nulla di strano. Poi abbiamo notato come in via Puglia non vi fossero posti di blocco e ci siamo addentrati coscientemente ma arrivati in prossimità del percorso ciclo-turistico due agenti di polizia ci hanno fermato. E qui comincia l’assurdo. Quindici minuti è durato il mio controllo di identità. Ho prima fornito la mia spiegazione, poi il tesserino da giornalista, poi la patente di guida (vecchia versione) per verificare se fossi abile alla guida e verificare che effettivamente seguissi l’obbligo di usare le lenti per la guida, infine la carta di identità per verificare le generalità. Tutti e tre i documenti di identità sono stati fotografati e comunicati a chi di dovere compresa la testata giornalistica per cui scriviamo. E’ probabile che non fossi ancora schedato ma sembra logico chiedere tre documenti ad un’automobilista che voleva soltanto svoltare a sinistra provenendo da via Puglia?

Francesco Cappello

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