Scossa politica a Melendugno. L’Amministrazione guidata dal sindaco Maurizio Cisternino perde uno dei pilastri della coalizione che aveva sostenuto la vittoria elettorale del 2022: il Partito Democratico.
La decisione arriva a seguito della nomina di Anna Elisa Prete come nuova assessora, in sostituzione di Sonia Petrachi, scomparsa prematuramente. La scelta di individuare una figura esterna e non appartenente al PD ha provocato la rottura degli equilibri di maggioranza, aprendo un fronte politico che nelle ultime ore è diventato definitivo.
Il consigliere comunale Cosimo Dima, presidente del Consiglio e unico eletto nelle fila del Partito Democratico, ha annunciato il passaggio all’opposizione. In un post pubblico, Dima ha spiegato che la questione riguarda il rispetto del mandato elettorale e degli accordi politici su cui si fondava la coalizione, più che aspetti personali o di ruolo.
La posizione del PD: «Viene meno l’accordo politico»
Dal confronto interno svoltosi nelle ultime ore, è emerso che per il PD la nomina di Prete rappresenta un cambiamento significativo rispetto agli accordi stabiliti all’inizio della legislatura, quando era stato riconosciuto al partito un ruolo di rappresentanza diretta in Giunta.
Secondo quanto riferito dal direttivo cittadino, la sostituzione dell’assessora Petrachi avrebbe richiesto una condivisione politica preventiva e il mantenimento della continuità amministrativa e di rappresentanza. La scelta di ricorrere a una figura esterna è stata quindi interpretata come un venir meno del patto politico stretto con gli elettori nel 2022.
Alla luce di ciò, il circolo ha valutato che la permanenza in maggioranza non fosse più sostenibile e ha formalizzato il passaggio all’opposizione consiliare.
Cosa succede adesso
L’uscita del PD rende ora la maggioranza più ristretta e apre una fase in cui sarà necessario ridefinire equilibri, rapporti e prospettive politiche.
Il tema centrale, nelle prossime settimane, sarà comprendere se la frattura resterà confinata sul piano istituzionale o se darà vita a nuove dinamiche politiche o a possibili riposizionamenti.
Il Presidente del consiglio Cosimo Dima non lascerà la carica di arbitro del consesso consiliare, dovrà rinunciare alle eventuali deleghe. Per la questioni di eventuali mozioni di sfiducia esse possono adempiersi solo se il presidente non svogle bene il suo ruolo.
Il dibattito in città è aperto ed è destinato a intensificarsi.