Gasdotto TAP usato a fini elettorali: il ministro Lezzi fugge dagli attivisti NOTap

    Se ci fosse da ridere avremmo già riso di gusto. E invece è solo una tragica farsa. Gli attori sono sempre i soliti. Lei, lui, l’altro. Lei è il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, che porta in braccio il suo bambino di quasi tre anni e che introduce nelle “segrete” stanze dell’università, che la madre forse non ha mai frequentato, in un luogo dove si parla di precariato, argomento a Lei tanto caro, almeno fino a 5 anni fa. Lui è il gasdotto trasfigurato, tanto amato da alcuni e tanto odiato da altri. L’altro è l’attivista che alle scorse elezioni politiche ha difeso a spada tratta quanto usciva dalla bocca di lei per portarlo in processione come fossero parole “benedette” e che ora Lei forse si pente di aver mai pronunciato, perché “signori miei” la rete e gli attivisti notap non dimenticano e soprattutto non perdonano facilmente. Lei, il futuro ministro, era giunta a Melendugno, trionfante con l’aura di tigre combattiva che avrebbe, da sola fermato i mezzi pesanti che si aggirano al di fuori e dentro il cantiere TAP. Era giunta dicevamo trionfa per firmare una carta straccia di fronte a telecamere e attivisti osannanti. “Facciamolo questo favore a Potì (Marco Potì, sindaco di Melendugno N.d.R) avrà pensato Lei, tanto chi mai si ricorderà che ho firmato l’impegno a fermare Lui, il gasdotto nel caso andiamo al governo”. L’altro invece, l’attivista, filmava, registrava sbavando e pendendo dai bei biondi capelli riccioluti di Lei. Il 4 marzo è passato gabbato lo santo. Ci si inizia a tirare indietro, ci si aggrappa a trattati firmati nel 2013 dal governo italiano come se quei trattati non esistessero prima delle elezioni quando si parlava di Lui, del gasdotto TAP. Eppure come esistono oggi i trattati esistevano anche 4 mesi fa. Cosa è cambiato nel frattempo? Esiste un inciucio di governo, chiamato nel nuovo vocabolario trattato dove pur di andare a governare i grillini si son venduti il gasdotto a Matteo Salvini e ora non possono cavalcare nessuna tigre per fermare i lavori nelle campagne di San Basilio. Ma si sa il tempo cancella qualsiasi schiaffo e tra 5 anni i grillini, e i loro accoliti, torneranno in auge a Melendugno e Borgagne piangendo che la Lega cattiva non li ha fatti cambiare questo paese, l’Italia. Ci spergiureranno che loro ci hanno provato, davvero, ci racconteranno tanti aneddoti su Salvini e su qualche povero cristo che fungerà da capro espiatorio e prometteranno ancora una volta l’impossibile solo per garantire a loro altri cinque anni lautamente pagati e ai loro figli la possibilità di vantarsi con gli amichetti/e di esser figli di ministro. Intanto insieme ai loro compari continueranno a vendere questa terra.

    Francesco Cappello


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