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Lettera al direttore: sull’ennesimo crollo a Sant’Andrea provo tanta RABBIA

    Caro Direttore,

    scusami se uso il tuo sito, ma di fronte a questa foto, l’ennesima sui crolli a Sant’Andrea, io non provo dolore, non provo amarezza, non provo malinconia, ma tanta RABBIA.

    Altre volte da queste pagine, come da Facebook, ho denunciato come la nostra marina si stia letteralmente sgretolando. Sono circa 10 anni che Sant’Andrea non vede un intervento serio di messa in sicurezza e mantenimento della scogliera. Durante tutto questo tempo solo piccoli interventi tesi più che altro a salvaguardare il bacino elettorale di riferimento (leggasi pulizia alghe) e il casellario giudiziario del funzionario responsabile di turno (leggasi segnali di pericolo e chiusura di alcune discese a mare).
    L’estate scorsa avevo accolto con tante speranze la cartellonistica sita in alcuni punti strategici del territorio comunale, la quale riportava dei progetti finanziati dall’Europa riguardo al risanamento della falesia da far partire nell’ottobre 2017.
    Ora, io so che le mie posizioni su alcuni temi locali non sono molto amate e anche per questo oramai in tanti mi considerano un forestiero. Lasciami dire, tuttavia, che è assordante il silenzio che circonda queste ripetute e vere catastrofi naturali. Possibile che non ci sia nessuno che alzi la voce per richiamare gli oramai navigati politici locali ad una vera e reale attenzione al territorio? E ancora mi chiedo, con riguardo ad eventi del genere, dove sono le folle agguerrite e i cavalieri senza macchia che difendono il territorio salentino?
    Forse un giorno qualcuno potrà vantarsi di aver vinto una grande battaglia contro il “colosso forestiero” venuto dall’Est e dalle Alpi, ma guarda caso, attirato dai canti di nostrane sirene, frattanto, però, si perde la guerra contro Kronos (il Tempo) e Gaia (la madre Terra) che solo degli ingenui possono pensare sempre buoni e giusti.
    Immagino che già da oggi siano iniziate le meste passeggiate di tanti compaesani per constatare l’accaduto con i soliti volti tristi e sconsolati come quando si va a dare l’ultimo saluto in casa al defunto. Molti si lamenteranno “del triste destino e dell’inevitabilità degli eventi” aspettando che vento e pioggia liberino l’area dai detriti e dai cattivi ricordi prima di un’altra ricca estate, ma soprattutto nell’attesa messianica di un altro inverno, magari, più clemente.

    Gaetano Nocco


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