70 anni fa la prima bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki. E il mondo cambiò

    6 agosto – La prima vittima della guerra è l’innocenza, è la frase pronunciata da Charlie Sheen in Platoon, pellicola del 1986 diretta da Oliver Stone. E l’innocenza cos’è, da chi è rappresentata. I bambini, sono i primi innocenti che perdono la vita in un qualsiasi conflitto. Ma anche i genitori e gli Stati perdono la loro innocenza, ovviamente stiamo parlando di innocenza, purezza morale, qualità che viene meno nel momento in cui qualcuno compie un’azione riprovevole. La guerra, appunto, è l’azione riprovevole per eccellenza per risolvere i conflitti o dirimere le controversie ma è vergognoso che per finire una guerra, il secondo conflitto mondiale, come in questo caso, si decida di lanciare sul Giappone del 1945 due ordigni nucleari. Gli Stati Uniti persero la loro innocenza allorquando il 6 agosto di settant’anni fa un bombardiere, Enola Gay, sganciò sulla città la prima bomba atomica, il Little Boy, nome in codice della bomba Mk1. Gli Stati Uniti persero l’innocenza alle 8.16 ora locale, i morti furono oltre 60mila spazzati via in un sol colpo. A quei 60 mila se ne aggiunsero altri 225mila nel corso degli anni, altre vittime innocenti che, solo a Hiroshima, pagarono un caro prezzo. Non dimentichiamo che un’altra bomba atomica fu sganciata a Nagasaki tre giorni dopo, il 9 agosto 1945. Furono due ordigni che modificarono profondamente il sentire morale dell’intera umanità. Le nazioni più forti, o quelle che si ritennero, poi tali, si sentirono in dovere di poter anch’esse perdere l’innocenza sviluppando armi atomiche come mezzo di difesa e chi non poteva farlo iniziò a sviluppare altra tecnologia ma sempre ad alto potenziale. Sono passati settant’anni da quel 6 agosto ma nulla è cambiato, ci siamo solo più evoluti, c’è più tecnologia per ucciderci meglio e sembra di stare sempre ad un passo da un conflitto mondiale dove la prima vittima è l’innocenza.

    Francesco Cappello


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